www.iltafano.it

Vai ai contenuti

Menu principale:

Tartufo

Vino e dintorni

Ci sono due proposte di legge, simili tra loro, che tendono a normare alcuni aspetti di un settore, quello della cerca e della vendita, che se da una parte è stato regolato dalla Finanziaria di cinque anni fa, dall’altro soffre di lacune e zone grigie ancora da colmare e chiarire.
Massimo Fiorio, parlamentare astigiano del Pd, è firmatario di una di queste proposte di legge; l’altra, simile, ma di segno politico opposto, è stata presentata dall’on, Gabriella Carlucci del Pdl, già conduttrice di Mela Verde.
- Onorevole Fiorio, in che consiste la sua proposta?

«Si articola in alcuni punti principali. Per prima cosa regolamentare la gestione delle aree di raccolta di proprietà privata. Oggi ogni proprietario può cintare il suo fondo impedendo la raccolta dei trifulao (così si chiamano i cercatori di tartufi in piemontese ndr), ma, di fatto, riservando a sé stesso l’esclusiva disponibilità dei tartufi. In questo senso la mia proposta, pur riconoscendo il diritto di proprietà privata, chiede che le Province stilino un censimento delle aree vocate alla raccolta di tartufi e ne destino una percentuale all’accesso dei trifulao esterni alla proprietà del fondo».

Insomma una sorta di riserve pubbliche in aree private?

«Sì, con la possibilità, finalmente, di avere una mappa precisa delle aeree tartufigene. Le altre mie proposte riguardano l’aspetto relativo la commercializzazione, sia dei tartufi freschi che dei prodotti da essi derivati. Per i funghi ipogei freschi propongo che chi acquista, soprattutto ristoratori e commercianti, indichi in un registro da chi ha comperato i tartufi e la provenienza dei prodotti. Niente a che fare con aspetti fiscali che sono già stati oggetto della Finanziaria del 2005, ma in questo modo si eviterebbe di rischiare che il mercato italiano sia invaso da prodotti stranieri che, magari, giungono dall’Est europeo con qualità e prezzi infinitamente inferiori alla produzione italiana. Infine c’è da mettere mano a tutti quegli alimenti, dai condimenti alla pasta, che si fregiano della dicitura “al tartufo”. Oggi non c’è una norma che obblighi chi commercializza a indicare in etichetta l’utilizzo di essenze sintetiche che imitano il profumo e il sapore del tartufo. Questa mancanza va sanata per permettere al consumatore un acquisto consapevole. Per essere considerato un derivato naturale del tartufo il prodotto dovrebbe contenere almeno un terzo di tartufo. Sarebbe giusto e corretto per chi acquista».

Intanto i prezzi del tartufo bianco, la cui stagione di raccolta secondo gli esperti si presenta ottima, cominciano a superare la soglia dei 200 euro all’ettogrammo per il Tuber Magnatum Pico. Prezzi lontani dai 350/400 euro l’etto spuntati lo scorso anno, ma che al tavolo di un ristorante possono subire rincari anche consistenti. Infine, lo diciamo per i lettori di Sdp che ogni tanto scrivono lamentandosi di aver pagato cifre ritenute esose per cene o pranzi  a base di tartufo, c’è da precisare che una buona “grattata” di Tuber Magnatum Pico, si 10 e anche 20 grammi, magari estratta da un magnifico e profumato esemplare di taglia significativa, può far lievitare il conto tra i 20 e i 40 euro euro.
Occhio, perciò, prima di protestare, la “trifola”, come la chiamano in Piemonte, è una leccornia rara e pregiata, come il caviale russo o le ostriche francesi a cui non deve invidiare alcunché.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu