www.iltafano.it

Vai ai contenuti

Menu principale:

Signoraggio

La Crisi

L'immagine postata sotto ha lo scopo di rendere, anche visivamente, l'idea di "Signoraggio". Se questo "diritto" fosse esercitato "democraticamente" da tutti noi, nulla avremmo da eccepire. Il problema è che la nostra "Banca d'Italia" non è d'Italia e degli italiani, ma è una Banca "privata". Non solo, ma è una Banca non abilitata alla stampa di banconote: questo ruolo spetta alla BCE.  In questa Banca l'Italia ha una certificata "minoranza", insomma conta come il 2 di picche.
Senza essere particolarmmente dotati di ironia, rimarchiamo come noi "itagliani" non possiamo stampare banconote (addio alla sovranità nazionale) ma, bontà delle autorità preposte, possiamo "produrre" le monetine metalliche. Produrle costa un pò di più che stampare bigliettoni: così le forme sono salve. (ogni moneta da un cent. ci impoverisce di 29 cent, quella da 2 cent. di 28). Il resto a seguire.
La proposizione dell'immagine senza eccessi verbali come quelli dei Grillo & c.  e senza facile  disfattismo, merita una riflessione: Meditate!





Il Signoraggio Creditizio
 ...e paga Pantalone
             Guarda il video

A proposito di SIGNORAGGIO (estrapolazione da fatti storici con l'aiuto di Internet)


Nel 1300 una delle due più grandi banche del mondo era la fiorentina “Peruzzi”.  L’azienda aveva filiali in quasi tutte le principali città italiane, ma anche a Londra, Brügge, Parigi e Tunisi, a Maiorca, Rodi e Cipro. Era Una fonte di denaro ideale per la città di Firenze.
Nel marzo 1338 l’imprenditore un loro emissario, Bonifacio di Tommaso si recò in Inghilterra. Il banchiere, uomo deciso e sicuro di sè, era venuto a sapere che il re  fare  Edoardo aveva bisogno di denaro per la guerra contro la Francia. Bonifacio glielo prestò e la vittoria fu grandiosa.
Le battaglie allora, erano fatte assoldando avventurieri, mercenari  e soldati di ventura. Costavano care e rendevano un magro bottino. “Il re Edoardo sarebbe finito in bancarotta se avesse dovuto accollarsi i costi; invece li trasferì su altri “. Così scrive uno storico di allora.
Gli altri sono i banchieri italiani.
Dato che il re non pagava i suoi debiti, i Peruzzi fallirono. E con loro i Bardi, l’altra grande banca fiorentina, che aveva investito – come i Peruzzi – in Inghilterra. Firenze sperimentò il primo crack finanziario della storia.
A differenza di oggi non c’era nessuno a salvare le banche.

Da allora a Frenze nessuno fu in grado di prestare denaro con riserve adeguate.
I governanti della città ebbero così due possibilità per liberarsi dalla crisi venutasi a creare: risparmiare duramente, rinunciando alle guerre, oppure seguire un’altra via che consentisse di scavalcare il precetto della Chiesa che proibiva qualsiasi interesse sul capitale prestato.
Alla fine i banchieri fiorentini ci riuscirono aggirando il precetto della Chiesa. Venne imposto ai cittadini di prestare denaro alla città, denaro che sarebbe stato restituito con un "premio".
Anche Venezia e Genova attuano un sistema di imposte da restituire. I cittadini pagano, ricevendo quindi indietro il loro denaro con guadagno. Dato che si tratta di un’imposta obbligatoria, la Chiesa non ha nulla da eccepire a che i cittadini incassino un indennizzo. Un interesse legale.


Ora i soldi affluiscono nuovamente nelle casse statali. Pagando i mercenari si combattono le battaglie. I fiorentini si prestano il capitale da soli. “Un’idea rivoluzionaria che avrebbe cambiato il mondo per sempre”, (Così si sono espressi gli storici al riguardo).
Come ricevuta del pagamento, ogni cittadino riceve una cambiale: un TITOLO DI STATO!  Chi lo possiede, riceve indietro la somma pagata più gli interessi. Questi documenti valgono quindi denaro, e non passa molto tempo che le persone cominciano a vendersi i titoli gli uni con gli altri. Il valore dei titoli dipende da quanto i cittadini si fidano che la città paghi i propri debiti. Se il debito è basso e le entrate alte, aumentano le possibilità di rimborso e quindi cresce il valore dei titoli, in caso contrario precipita. Un meccanismo che si applica ai titoli di stato greci e americani di oggi. “Gli italiani hanno inventato il commercio dei titoli”, così si esprimono gli storici.
Dall’Italia il prestito statale si diffonde in Europa. Sono gli olandesi i primi ad adottare il sistema. Inizialmente la cosa non colpisce, ma poi, nel 1568, essi insorgono contro i dominatori spagnoli. Un popolo di quasi mezzo milione di persone va in guerra contro una potenza mondiale, che conta più di venti milioni di persone, e ne esce vincitore!.
La vittoria ha molte ragioni. Ma una delle principali è che i piccoli Paesi Bassi ricevono prestiti con assiduità e per questo possono competere finanziariamente con la grande Spagna. E questo nonostante anche i re spagnoli non si lascino intimorire dai debiti. Anzi. Prendono denaro a prestito da mezza Europa come un tempo Edoardo d’Inghilterra. E proprio come Edoardo si prendono la libertà di non restituire il denaro. Nessuno mette in carcere un re per debiti. Ma la conseguenza di tale  gestione finanziaria è che la Spagna non ottiene altro credito.  Nessuno presta più denaro agli spagnoli. Il re spagnolo Filippo II dichiarerà nel 1580: “Non sono mai riuscito a capire questa faccenda di prestiti e interessi.”

Gli olandesi, invece, hanno capito da molto tempo. I mercanti di Amsterdam e Rotterdam hanno capitale in abbondanza. Così il governo prende il capitale per la guerra in prestito dai propri cittadini. Non  costringendoli, come un tempo a Firenze, ma liberamente, come oggi.

Nel 1788, il Re di Francia Luigi XVI dovette dichiarare la bancarotta, l’anno successivo il popolo insorse e prese la Bastiglia.
Strano  che l’Inghilterra in quel periodo, aveva tre volte il debito della Francia. Ma il paese era  solvente. Il Regno borghese attinge denaro dalla sua gente attraverso i titoli di Stato. A Parigi, invece,  un alto funzionario scriveva  frustrato:  “Se la gente continua a considerare il re un tiranno, diventa impossibile ottenere prestiti...”

Sono ormai passati 250 anni da allora, i tiranni sono stati quasi tutti abbattuti e quando si tratta di debiti americani, inglesi, tedeschi non si prestano più  il denaro da soli. Il patrimonio di una nazione non basta a finanziare uno Stato. Sono banche, assicurazioni e fondi di investimento gli acquirenti di titoli di Stato.
Si tratta  sempre di ricchi investitori che prestano i loro soldi ai paesi del mondo perché ritengono di riaverli indietro con profitto.
I paesi "bisognosi" temono ancora e soprattutto che gli investitori possano cambiare idea.
Come potete tutti constatare nulla, da allora, è cambiato ..sotto il sole.




Home Page | La Crisi | Banche | NEWS | Italia Unita | Vino e dintorni | Note | Il BelPaese | Mugugni | Considerazioni | Utilità |

Torna ai contenuti | Torna al menu