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La Barbera del Falegname

Vino e dintorni

Non basta la confusione che le tante "Barbera" Doc creano nel consumatore, nè i tanti tipi di "Barbera" previsti dai disciplinari ma troviamo in giro ancora le "Barbere dei falegnami".
Inventate anni fa da commercianti che avevano le cantine piene e non sapevano come smaltirle le possiamo ancora trovare sugli scaffali di qualche enoteca e nelle carte dei vini di alcuni ristoranti: le "Barbere barricate" sono davvero dure a morire. Inizialmente riuscire a procurarsi "barrique", era anche piuttosto difficile: i bottai non riuscivano a soddisfare le richieste ed i vini che ne derivavano sapevano di liquirizia, di nocciola, noce moscata, cannella, chiodi di garofano, pepe, di cioccolato e di altri odori che si avvertivano nelle drogherie di una volta: insomma di tutto meno che di uva.
Noi italiani siamo dei veri campioni nell'importare quanto di deteriore troviamo all'estero e questa pratica (in uso in Francia) ha subito trovato, tra quei personaggi che sono usi riempire botti e bicchieri di paroloni che suonano bene e nulla dicono, dei tifosi convinti. Nessuno ha dato risalto e neanche raccolto il monito di Bartolo Mascarello, l'indiscusso Grande Patriarca del vino piemontese, il quale aveva subito presentato
un suo Grande Barolo con l'originale etichetta che proponiamo. Ironia, provocazione oppure un grido di dolore pieno di sdegno contro un esercito di moderni alchimisti del vino?
E' sempre più difficile credere nella bella favola del vino fatto semplicemente  con l'uva: sentiamo parlare di zolfo e additivi, di lieviti e di tostature, di collaggi e di semicarbonizzazioni e di altre inimmaginabili diavolerie e non ci mancava che la barrique!
Recita un enologo-stregone: " La barrique garantisce un apporto di sostanze di cessione del legno...il processo di estrazione del vino e della relativa cessione delle doghe durante l'invecchiamento si evidenzia con la DISTRUZIONE COSTANTE della struttura cellulare della parete interna della doga..".
Insomma dentro ogni bottiglia di barricato c'è una bella spremutina di legno, è come bere, a piccole dosi, le gambe e il piano di un  tavolo.
Chi ama il gusto dei tavoli può accomodarsi.
Come abbiamo appena detto in giro se ne trova ancora molto.
Imperterriti noi continuiamo a preferire il gusto dell'uva ma voi produttori, siete ancora disposti a produrre il vino senza sentori di violetta, di ciliegia marasca, di nocciole di Langa o di Turchia con retrogusto di....(metteteci gli ortaggi che volete)?
Insomma: sarà ancora possibile gustare un bicchiere di vino che sappia di uva???

 
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