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Il preambolo: a maggio il nostro debito pubblico ammontava a 1.897 miliardi di euro, il quarto al mondo dopo Stati Uniti, Giappone e Germania. È il risultato di molti anni in cui lo Stato ha chiuso il bilancio con una spesa pubblica superiore alle entrate
In precedenza il debito italiano toccò punte vertiginose verso fine Ottocento con le guerre coloniali, successivamente all'epoca della prima e della seconda guerra mondiale (ma dopo la seconda guerra mondiale gran parte del debito italiano fu cancellato) arriviamo poi al periodo dal 1983 al 1996. È soprattutto il debito di quegli anni che pesa come un macigno sull'Italia di oggi. Pensate che il rapporto debito Pil era al 34% nel '70, al 62% nel '80 e al 95% nel '90 fino al 121,8% nel '94. In seguito ci fu una riduzione fino al 103,6% nel 2007 ma poi è sopravvenuta la crisi
Avremmo il bilancio in pareggio se non ci fosse quel debito che costa 67 miliardi e mezzo all'anno.
La via d'uscita: sono i creditori a decidere a che prezzo prestare soldi a una nazione. Quando il ministero dell'Economia indice, attraverso la Banca d'Italia che gestisce l'operazione, un'asta di titoli pubblici gli investitori fanno pervenire le loro offerte. Chi chiede interessi inferiori ha la priorità. Il rendimento finale si determina facendo la media degli acquisti completati.
I creditori dello stato italiano sono banche italiane e straniere, fondi e piccoli investitori. Se si guarda ai soli titoli di Stato (che rappresentano la grande maggioranza del debito) i creditori dell'Italia sono per il 52% stranieri contro il 48% del debito in mani domestiche. Le ultime grandi turbolenze hanno creato grande sconcerto, tuttavia il rischio insolvenza sul debito pubblico italiano è considerato molto remoto.
Negli ultimi giorni non ci sono state aste: il forte calo dei titoli è dovuto al mercato degli stessi già in circolazione, (qualcuno ha giocato al ribasso per ricomprarli) ed il comportamento delle grandi Banche è stato contrastante. C'è da sperare che i mercati non richiedano in futuro interessi troppo alti: il sistema Italia non può assolutamente permettersi di superare il 7% sui titoli a scadenza decennale. Lo scenario dipende molto dalle decisioni del nostro Governo (e dall'opposizione) che dovranno essere per forza rigorose e dolorose per tutti. Nel frattempo l'Europa potrebbe tentare un piano di aiuti ed evitare la caduta della nostra economia che è la terza della zona euro.
L'insolvenza trascinerebbe il Paese nella crisi economica più dura di tutti i tempi e potrebbe segnare la fine della moneta unica europea.
Costigliole 5 agosto 2011