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Lasciando stare a casa loro analisti, tecnici e menti eccelse (gli stessi che ne sono i primi e veri responsabili) che si stanno occupando della attuale crisi italiana descriviamo qui la situazione a modo nostro, alla "contadina". 
Immaginiamo un'azienda che per molti anni ha avuto la fiducia dei creditori, che le hanno concesso credito e credibilità nonostante la direzione operasse piu' per interesse personale che per il bene dell'azienda stessa. Motivo della fiducia è che l'azienda è grande,importante, ben capitalizzata e l'azionista è ricco. Un bel giorno i creditori si accorgono del rischio che l'azienda debitrice sta correndo e la avvisano raccomandandole di migliorare i conti e risanare l'andamento per continuare ad avere il credito alle stesse condizioni.
Stufi di vedere disattese le loro raccomandazioni i creditori cominciano pian piano ad alzare i tassi che applicano all'azienda. I conti dell'azienda peggiorano subito: non bastano piccoli aggiustamenti e l'azienda comincia a perdere colpi. I margini vengono man mano soffocati dai costi degli interessi sul debito.
A questo punto, in un'azienda, il direttore si rivolge agli azionisti: "Cari signori, la situazione è questa. I numeri sono questi. Continuando cosi' andiamo verso il fallimento, dovete decidere se ricapitalizzare l'azienda per far sì che i nostri creditori ci abbassino i tassi permettendoci di migliorare i nostri conti e trovare le risorse per svilupparla oppure, l'altra strada che rimane è fallire. Decidete il da farsi".
Gli azionisti fanno due conti e decidono. Se il costo per ricapitalizzarla è superiore a quanto possono incamerare portando i libri in tribunale, l'azienda chiude. Se l'azienda è ricca e la decenza conta qualcosa, gli azionisti decidono di ricapitalizzarla. L'azienda va avanti e gli azionisti recuperano in fretta quanto speso per la ricapitalizzazione, grazie al miglioramento dei conti.
Immaginiamo che l'azienda sopra descritta sia l'Italia: il direttore generale è il governo. Gli azionisti sono i cittadini. I creditori sono i possessori del debito pubblico. La ricapitalizzazione può essere molto rapida e molto forte: lo stato decide un aumento della tassazione sui cittadini-
abbassare la spesa sul debito.
Potrebbe capitare che la ricchezza complessiva del popolo-
Ci sono altri casi in cui una ricapitalizzazione diventa l'unica strada perseguibile per non mettere non solo l'azienda-
I mercati stanno paventando che entro i prossimi 5 anni l'Italia rimborsi il debito pubblico al 50%. Hanno ragione? L'Italia si è già trovata in una situazione per molti versi simile a questa e fu 19 anni fa, nel 1992. Tutti i quarantenni ricorderanno l'evento.
Parlare di "speculazione" per quanto è successo nelle ultime settimane crediamo sia sbagliato .
Vorremmo aggiungere che, anche se in proporzioni diverse, siamo tutti corresponsabili di quanto sta accadendo perciò, qualunque sia l'esito di questa situazione, nessuno potrà scagliare la prima pietra. La responsabilità collettiva è aver permesso che si arrivasse a questo punto: attraverso tenori di vita esagerati rispetto al proprio reddito. Attraverso la compiacenza verso la classe politica e il disinteresse, attraverso il comportamento di due generazioni senza etica né educazione civica e morale. L'elenco è lunghissimo: ci basta vedere quello che abbiamo noi stessi sbagliato.
Errori a parte, riassumiamo la nostra personale opinione:
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Costigliole 16-