www.iltafano.it

Vai ai contenuti

Menu principale:

CRISI

La Crisi

Lasciando stare a casa loro analisti, tecnici e menti eccelse (gli stessi che ne sono i primi e veri responsabili) che si stanno occupando della attuale crisi italiana descriviamo qui la situazione a modo nostro, alla "contadina".

Immaginiamo un'azienda che per molti anni ha avuto la fiducia dei creditori, che le hanno concesso credito e credibilità nonostante la direzione operasse piu' per  interesse personale che  per il bene dell'azienda stessa. Motivo della fiducia è che l'azienda è grande,importante, ben capitalizzata e l'azionista è ricco. Un bel giorno i creditori si accorgono del rischio che l'azienda debitrice sta correndo e la avvisano raccomandandole di migliorare i conti e risanare l'andamento per continuare ad avere il credito alle stesse condizioni.
Stufi di vedere disattese le loro raccomandazioni i creditori cominciano pian piano ad alzare i tassi che applicano all'azienda. I conti dell'azienda peggiorano subito: non bastano piccoli aggiustamenti e l'azienda comincia a perdere colpi. I margini vengono man mano soffocati dai costi degli interessi sul debito.

A questo punto, in un'azienda, il direttore si rivolge agli  azionisti: "Cari signori, la situazione è questa. I numeri sono questi. Continuando cosi' andiamo verso il fallimento, dovete decidere se ricapitalizzare l'azienda per far sì che i nostri creditori ci abbassino i tassi permettendoci di migliorare i nostri conti e trovare le risorse per svilupparla oppure, l'altra strada che rimane è fallire. Decidete il da farsi".
Gli  azionisti fanno due conti e decidono. Se il costo per ricapitalizzarla è superiore a quanto possono incamerare portando i libri in tribunale, l'azienda chiude. Se l'azienda è ricca e la decenza  conta qualcosa, gli azionisti decidono di ricapitalizzarla.  L'azienda va avanti e gli azionisti recuperano in fretta quanto speso per la ricapitalizzazione, grazie al miglioramento dei conti.
Immaginiamo che l'azienda sopra descritta sia l'Italia:  il direttore generale è il governo. Gli azionisti sono i cittadini. I creditori sono i possessori del debito pubblico. La ricapitalizzazione può essere molto rapida e molto forte: lo stato decide un aumento della tassazione sui cittadini-azionisti per ripianare il debito in eccesso e di riportare fiducia nei creditori e di alzare il rating dell'azienda-stato e di
abbassare la spesa sul debito.
Potrebbe capitare che  la ricchezza complessiva del popolo-azionista non sia sufficiente  a ripianare i conti dell'azienda-stato. In questo caso si va verso il default. Questo scenario ci fa pensare alla Grecia.

Ci sono altri casi in cui una ricapitalizzazione diventa l'unica strada perseguibile per non mettere non solo l'azienda-stato, ma anche gli azionisti-cittadini e gli stessi creditori-detentori del debito in una situazione tremenda. E' il caso di Spagna e soprattutto dell'Italia. Impossibile stabilire l'esatto punto delle nostra situazione: secondo Tremonti siamo in uno stadio pericolosamente avanzato.
I mercati stanno paventando che entro i prossimi 5 anni l'Italia rimborsi il debito pubblico al 50%. Hanno ragione? L'Italia si è già trovata in una situazione per molti versi simile a questa e fu 19 anni fa, nel 1992. Tutti i quarantenni ricorderanno l'evento.
Parlare di "speculazione" per quanto è successo nelle ultime settimane crediamo sia sbagliato .
La verità è che chi aveva i titoli italiani in portafoglio dopo il peggioramento del rating non poteva che vendere e domanda e offerta si sono incontrate, grazie al peggioramento delle prospettive del debito italiano, su livelli progressivamente piu' bassi. E i prezzi sono scesi. La "speculazione non c'entra. Potrà, purtroppo,  arrivare piu' avanti e certamente lo farà perchè sopratutto i grandi investitori come Banche e Fondi comuni, le stanno preparando il terreno.
Vorremmo aggiungere che, anche se in proporzioni diverse,  siamo tutti corresponsabili di quanto sta accadendo perciò, qualunque sia l'esito di questa situazione, nessuno potrà scagliare la prima pietra. La responsabilità collettiva è aver permesso che si arrivasse a questo punto: attraverso tenori di vita esagerati rispetto al proprio reddito. Attraverso la compiacenza verso la classe politica e il disinteresse, attraverso il comportamento di due generazioni senza etica né educazione civica e morale. L'elenco è lunghissimo: ci basta vedere quello che abbiamo noi stessi sbagliato.

Errori a parte, riassumiamo la nostra personale opinione:
- Quello  che è stato fatto non basta: ci saranno altri attacchi. L'Italia è parte dell'Europa ed è il debito europeo a essere sotto attacco.
- I Tedeschi alla fine si ribelleranno rifiutandosi di caricarsi gli errori di altre nazioni.
- La Grecia è già tecnicamente fallita, per salvarsi non può che svendere il proprio territorio.
- L'Italia non fallirà: è troppo importante, ma soprattutto è troppo ricca ed un default trascinerebbe gli altri paesi Europei verso il baratro. non c'è Germania che tenga. Gli italiani preferiranno un prelievo per non essere sbattuti fuori dall'Europa. Speriamo, almeno, che venga spazzata via "in toto" tutta la classe politica che è LA PRIMA RESPONSABILE dello staato in cui ci si trova.
- I BTP lunghi sono già una grande opportunità per chi pensa piu' al flusso dellle cedole che agli alti e bassi del proprio investimento.
- L'Italia ripartirà, come già successe nel 1992. Ha tutte le risorse occorrenti per farlo.



                                                                                   Costigliole 16-Luglio-2011

 
           


                                                                                                                                             


 
Torna ai contenuti | Torna al menu