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Credit Crunch
"Si fa credito solo ai novantenni se accompagnati dai genitori". Molti ricorderanno la targhetta esposta accanto al bancone di molti negozietti.
Agli sportelli bancari la targhetta non c’è, il credito nemmeno. Salvo per chi abbia abbondanti garanzie reali da prestare. Per tutti intanto sono partite le lettere che annunciano la revisione dei tassi applicati
(all'alto, naturalmente) E di settimana in settimana la situazionne si aggrava. In molti casi l’aumento dello spread applicato all’Euribor a 3 mesi arriva fino a sei punti percentuali. Un rincaro del costo del denaro tale da spingere molti clienti assennati a rinunciare al credito ed al conseguente business. Risultato: la crisi finanziaria scoppiata quest’estate si trasmette all’economia reale. Colpa dello SPREAD? O colpa proprio delle banche stesse che, dopo aver prestato denaro a cani e porci si trovano con le casse vuote e sofferenze da far tremare i polsi?
Grandi banche come Unicredit e Intesa Sanpaolo avevano già iniziato in primavera a centellinare i prestiti. Nel contempo si allargavano le loro sofferenze. Tutte le alltre Banche hannoo seguito la medesima strada con risultati analoghi. Tutte hanno seguito una linea comune: accaparrare soldi, per gli impieghi..si vedrà.
Selezione drastica fra imprese a cui concedere credito e altre a cui chiudere i rubinetti e vasto campo d'azione per i loro colleghi strozzini. Le procedure seguono sempre tempi biblici, completamente avulsi da quella che è la realtà imprenditoriale.
Nel frattempo (dati del 2° trimestre 2011) le procedure fallimentari sono aumentate. I fallimenti dichiarati (3.400 casi) costituiscono un incremento del 13,1% rispetto allo stesso periodo del 2010. Impressionante.
Esuberi di cui non si parla
Quando si tratta di maestranze nessuno si fa scrupoli a parllare di esuberi di personale. Vengono esposte tabelle, grafici e quant'altro per giustificare casse integrazioni e licenziamenti. Nel caso dei bancari no, e tantomeno si parla di esuberi quando si tratta di sportelli inutili. Osserviamo anche come una dissennata corsa all'apertura di nuovi sportelli ha contribuito enormemente ad una bolla speculativa sugli immobili che è ancora sospesa.
Ora cominciano a trapelare notizie clamorose e quando si parla di esuberi nel settore bancario, di politiche di espansioni dissennate portate avanti dai dirigenti, si parla di un danno clamoroso per tutta la collettività che, in ultima analisi, deve sobbarcarsene i costi.
Intesa Sanpaolo ha annunciato «fino a 10mila eccedenze»frutto del piano industriale 2011-
Questa viicenda prelude, a nostroo avviso, ad una clamorosa stagioni di licenziamenti. Nelle banche italiane si calcolano 80mila esuberi. Il sistema subisce una trasformazione paragonabile a quella vissuta dall’industria dell’acciaio negli anni ’70.
Cause: l'innovazione tecnologica (vedi internet e telefono) e il cambiamento di abitudini della clientela. La filiale come siamo abituati a conoscerla è ormai obsoleta. La crisi attuale accentua i prroblemi. Anche nel caso delle Banche i sacrifici vengono chiesti ai lavoratori mentre alti dirigenti e banchieri continuano ad incassare cifre folli.

Un posto in banca ha sempre garantito prestigio e solidità di posizione: l’era delle fusioni ha aggiunto un tocco di "americanismo" ad un "posto" agognato da tutti.
Il posto in banca è stato davvero un mito per generazioni di diplomati e laureati che hanno sempree fatto carte false per accaparrarselo: forse in nessun settore si è arrivati all'esasperazione della raccomandazione richiesta senza vergogna e "concessa" subordinandola al voto, dal politico di turno intrufolato nel consiglio di amministrazione o nelle "fondazioni" (sulle quali è mmeglio stendere un velo pietoso).
Le banche italiane erano considerate le più dinamiche del continente ma ora non resta più nulla, salvo le vergognose prebende dei banchieri. Adesso sono costrette a fare appello al pubblico risparmio e chiedono miliardi e miliardi per ripristinare i loro livelli patrimonialii.
Non ci rattrista che le vacche grasse siano per esse finite ma siamo davvero incazzati nel constatare come dobbiamo essere noi, gente normale, a sacrificarci per consolidarle.
Nell’immediato, hanno bisogno di grandi capitali. In futuro dovranno disfarsi degli esuberi ed abbiamo l'impressione che le vere cifre ci vengano ancora sottaciute. molte braccia in meno.
Nel 2010-
Il Banco Popolare e Ubi Banca hanno già varato aumenti di capitale di due e un miliardo di euro, mentre per Intesa Sanpaolo si parla di 5 miliardi.
Alla Mps serviranno 2 miliardi di ricapitalizzazione, mentre Unicredit è in piena bufera e non riesce a piazzare il suo aumento di capitale!!

Dal lato della provvista di capitali gli istituti nostrani pagano pegno al loro passaporto. Il rischio percepito sull’Italia, con un debito pubblico ritornato al 120% del Pil (come nei primi anni ’90), ha fatto salire il differenziale di rendimento fra Btp e Bund tedesco (ora intorno a 485 punti base, dopo avere toccato massimi oltre 550).
La beffa è che i concorrenti stranieri attivi in Italia, a volte salvati dai loro governi, sono in grado di offrire mutui a prezzi competitivi e di guadagnarci. Per stare al passo, invece, Intesa Sanpaolo o Unicredit sono costretti a erogare in perdita, o rinunciare al cliente e perdere quote di mercato. Questo è possibile perché gli stranieri riescono a raccogliere denaro a tassi più bassi.
Più alto è il rischio percepito da chi presta soldi alle banche comprandone le obbligazioni, più costosa è la polizza per assicurare il credito e più elevata è la remunerazione da riconoscere agli obbligazionisti.
La rete delle filiali è cresciuta a dismisura nell’ultimo decennio e questo ha coinciso con l'aumentata preferenza dei clienti per i servizi di internet e telefono per le operazione di base. Nel frattempo alcuni servizi che venivano offerti dalle Banche trovano una concorrenza sempre più agguerrita: basta pensare a PayPal, alle carte prepagate emesse da Lottomatica o Sisal o ad analoghi sistemi delle compagnie telefoniche.
La vicinanza delle banche sul territorio è diventata inutile. Montagne di soldi per stare vicino al cliente non hanno più senso quando le previsioni per i prossimi anni stimano un calo del 30 per cento delle operazioni da effettuare fisicamente in banca.
Oggi il 60% dei costi operativi di una banca sono costidi distribuzione, la metà di questi sono dovuti al personale. I costi operativi delle banche italiane sono i più alti d'Europa.
Le banche verranno presto a trovarsi in una situazione simile a quella dell'industria dell'acciaio negli anni '70.
Nelle loro filiali lavorano in media 7 dipendenti e non possono essere in concorrenza con i servizi avviati dalle Banche stesse (web e telefono), per non parlare delle banche virtuali come Ing Direct o Fineco, che operano senza agenzie.
Molto successo sta riscuotendo "CheBanca" dove operano ex venditori della grande distribuzione: la banca è come un negozio dove il commesso è capace di servire il cliente dall’inizio alla fine.

In una filiale tradizionale troviamo invece un direttore, due cassieri e tre commerciali che non sono tra diloro intercambiabili.
Avere due dipendenti in meno per agenzia può consentire un risparmio del 30%. Ciò comporterebbe trovarsi con circa 80mila esuberi su un totale di 302mila addetti.
All’Abi cominciano ad agitarsi cercando di riformare il “Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito”, istituito nel 2000. Questo fondo garantisce un “assegno straordinario” pari all’80% dello stipendio fino al raggiungimento dell’età pensionabile. Da quando esiste sono stati incentivati oltre 30mila prepensionamenti.
Sulla fiscalità di questo strumento è in corso una dura discussione tra Governo, Banche e Sindacati.
Tutto questo mentre i vertici delle principali banche incassano buste paga sempre superiori al milione di euro, con punte di 3 e di 5 milioni a testa.