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Che ora è

Chi sono

E' ora di svegliarci!!

Chi qui è nato, chi qui ha radici, chi ama queste colline, è ora si dia una mossa. Attenzione: il mio non è un appello politico, qui non c'entra la Lega anche se la deriva Leghista pare sia la unica ancora di salvezza! E' semplicemente buon senso, quel buonsenso e quell'equilibrio che hanno sempre contraddistinto quelli che qui sono nati!

Iniziamo da qui
Quando si DEVE passare la vita nel Mondo, sopratutto nelle grandi città che ci sono estranee si sopporta la mancanza di tradizioni positive perché le stesse sono un luogo alieno dalla propria cultura e tradizione.
Per necessità vitale si impara a sopravvivere e si arriva a sperare, sognando ogni notte. di potere tornare ai luoghi di origine, si lavora duro per riuscirci. Si cerca di mettere da parte quanto basterà per pagare artigiani, muratori, fabbri, elettricisti che dovranno riattare il "nido" tanto sognato che è sempre poi la casa nella quale si è nati e si è vissuta l'infanzia. Ad occhi aperti si sogna l'atmosfera di un tempo ormai remoto e quasi mai ci si rende conto che non sarà mai possibile rivivere il passato.
Anch'io ho seguito questa filosofia ed ho avuto, dopo avere lavorato 40 anni senza badare mai ad orari o a quelle che erano e sono le festività, dopo avere percorso milioni di Chilometri con tutti i mezzi, la "fortuna" di riapprodare nel mio paese natio.
Che delusione atroce! Niente più tradizioni a me vicine, ma una rottura terribile con il passato!!
Intorno Albanesi, Macedoni, Marocchini e Romeni che restano e vogliono restare con le loro idee e tradizioni in quanto considerano i nativi una razza senza connotazioni e con cui non si vogliono mischiare: una vera e propria Colonizzazione, un ambiente invivibile dal quale si è costretti ad andarsene un'altra volta!
Gli indigeni, anche gli amici d'infanzia sono assolutamente irriconoscibili. In loro si ritrova il peggio del peggio. C'è il piccolo insulso ed insignificante personaggio che si propone come consigliere o assessore comunale semplicemente perchè deve rialzare una casa, costruire un capannoncino in barba alle leggi, c'è quell'altro che da piccolo imprenditore si propone al Comune per piccoli appalti e per riuscirsi è disposto a vendere l'anima al diavolo e a donare, gratis, altre parti del corpo. Altri che, dopo avere "riposato" tutta la vita in posti statali, parastatali ecc. decidono che, essendo ormai pensionati, possono cominciare a lavorare. Attenzione: Il lavoro deve essere loro ben retribuito ed assolutamente in "nero".
Questi sono gli stessi che poi criticano i giovani: "sfaccendati, beoni e drogati, dediti alle più turpi deviazioni sessuali soltanto perchè invece di sposarsi "convivono", come se il fenomeno "convivenza" fosse una libera scelta..
Questo succede qui e, credetemi, il mio non è un mero esercizio di nostalgia per un tempo in cui ero giovane anch'io, questo è usare l'esperienza di una vita per guardare avanti nella speranza che qualcuno raccolga questo invito a liberarsi degli affaristi, dei politicanti da strapazzo e dagli incapaci e ritorni alle tradizioni: in primo luogo alla dignità che qui ha sempre contraddistinto gli UOMINI, quelli veri.
La tradizione di questi luoghi, purtroppo, è una ricchezza che è stata sciupata ed è stato distrutto il lavoro e sono stati cancellati i sogni di molti che sono nati su queste colline.
La speranza sta nella consapeolezza che è sempre la terra, le colline che hanno plasmato gli uomini e sarebbe davvero un sovvertire le leggi della natura se ora fosse il contrario: non ce la faranno gli indigeni deteriori, e tantomeno quelli che qui proprio non hanno radici.

Un paese

"Un paese vuole dire non essere solo, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti." Cesare Pavese.

Tornando alla propria terra dopo averlo tanto desiderato si prova sempre un senso di grande scoramento, di disillusione: ci si accorge che il mondo che ci eravamo lasciati alle spalle non c'è più. L'errore sta nella troppa nostalgia provata per tanto tempo al punto di pensarci in un modo troppo avulso dalla realtà. Il mondo cammina ovunque anche nei luoghi della nostra infanzia, le persone mutano nell'aspetto, nel modo di vivere e quel che è peggio mutano anche le loro buone abitudini. Il paese natio è più di aiuto quando si è lontani che quando vi si torna.

Il Dialetto scomparso
Dicono che quando muore un dialetto cominci la fine anche per una Comunità, personalmente non ci vorrei credere ma mi rammarico e penso a quei termini che erano dei veri e propri affreschi: quale frase per lunga che sia si potrà mai tradurre il termine "blagheur", o "slanguì", o "pumpeur"? Il nostro dialetto era una grande ricchezza, per noi e per tutti. Peccato che oggi lo capiscano in pochi ed ancora in meno lo parlino.

Il paesaggio
Anche il paesaggio è profondamente mutato, ci sono meno boschi per potere mettere "a frutto" quanto più terreno possibile. Anche le case coloniche sono quasi sparite per lasciare posto a ville o villette di un improbabile stile svizzero per le quali amministratori incapaci hanno largheggiato con le concessioni. Niente più stalle (luogo di aggregazione per le lunghe veglie invernali) ma capannoni di cemento grigio che stridono col paesaggio circostante. L'allevamento in questi luoghi può essere intensivo, anche qui si usano mangimi di dubbia provenienza e qualità. Questo vale per i bovini ed il pollame ma anche per cani e gatti ormai nutriti a scatolette. Altro che vitelli e buoi allevati a granoturco autoctono, a grano e "rifiniti" con le fave bollite!!! E' facile notare uno scadimento della qualità ma questo vuole il progresso, lo stesso progresso che rende i vini, salvo rare eccezioni, delle "pomatine" simili e standardizzate.

La nostra terra
Le nostre sono, per vocazione e per storia millenaria, terre da vino e mi è molto difficile capire come nei bar non si servano più "bute" ma grandi bottiglie di birra come se il vino fosse un neo per il barista. Questa è la patria dell'Asti Spumante, del Moscato migliore al mondo: ebbene provate a cercarlo, nemmeno nelle rare enoteche saranno disposti a servirvelo!
Soltanto all'ora dell'aperitivo spuntano bottiglie di "bianchi" da sbicchierare: Pinot, Chardonnay, Arneis e altri che con questi luoghi non hanno nulla a che spartire. Vi arriveranno sul bancone assaggini vari tanto per giustificare quel...giusto prezzo di 4 o 5 Euro che pagherete alla cassa.

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