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Antiberlusconismo

Redazionale

Antiberlusconismo
e
De Benedetti

Niente ideologie, niente tensioni ideali, ormai e nonostante le circa quaranta sigle con relativi loghi, slogan, bandiere e relativi partiti, tutto si riduce a 2 schieramenti: la Casa delle libertà e gli anti Berlusconi. Così vanno le cose in Italia. Notiamo che gli anti-Berlusconi sono anche gli anti-tutto: anti e basta e, per giustificare il loro atteggiamento, si aggrappano a quisquiglie cme le scopate di Berlusconi (beato lui!), che lavora troppo e si mette in evidenza, che ironizza quando si trova nei consessi internazionali, che dà paccate sulle spalle a tutti, che canta, racconta barzellette sporche e altre amenità del genere.


Contro di lui si scagliano con veemenza tutti: bacchettoni paludati come pinguini, mancini (nel senso di sinistri) rimasti a Lenin, pidiessini che disquisiscono più di gay e lesbiche che dei problemi dei lavoratori, pretonzoli indegni che lanciano anatemi, professorini laureati negli anni 70 al tempo del "18 a tutti" e degli esami di gruppo, ai gruppuscoli di sfaccendati come i no-Tav, no-Dal Molin, a quelli dello stipendio garantito a tutti ecc.ecc.ecc.
Ora, sarò un buono, ma devo confessare che, pur non amandolo, Berlusconi comincia ad essermi simpatico e non m'importa di Silvio persona ma sono attento a quello che combina come Presidente del Consiglio.
Le persone serie, che pure in Italia resistono ancora, sannno che negli anni 90 i delinquenti non si contavano più: oltre ai politici combattuti da Di Pietro erano sporchi anche tutti gli industriali che ne hanno fatte di tutti i colori. Ricordiamo che dove la Magistratura ha messo il naso sono piovute condanne. Tutti frodavano alla grande, tutti mettevano i malloppi all'estero. Pochissimi quelli finiti nel mirino della Finanza che ha fatto secondo i mezzi e gli uomini che le sono stati assegnati.
Berlusconi era un imprenditore come tutti gli altri, anche lui pronto pescare nel torbido come tutti.
Poi ha avuto un torto in più: mettersi in politica.
Ricordiamoci della dichiarazione del Gianni-Fiatt: "se Berlusconi vince si vince tutti (loro naturalmente), se perde perde lui solo", (sic)
Ultimamente poi arriva la sentenza di un giudice che impone alla Fininvest una multa da 750 milioni da versare ad un certo De Benedetti di cui non si parla molto nonostante anche lui controlli una miriade di giornali oltre a l'Espresso..
La carta stampata è troppo anti per ricordarci alcune vicende relative a questo svizzero denominato De Benedetti XVII° ed allora vedrò di farlo io, aiutato dalle dichiarazioni di 16 industriali che sul suo conto, e non soltanto sul suo, hanno fatto dichiarazioni davvero pesanti. Riporterò soltanto le marachelle più eclatanti di questo grande campione dell'industria italiana.


-Cominciamo dalla entrata e dalla repentina uscita dalla Fiat, accompagnato dal sospetto di volersi creare un potere interno autonomo. Uscita che gli ha fruttato un pacco di miliardi
-La remunerativa toccata e fuga nell'Ambrosiano.
-La vicenda Sme con quella enorme regalia avuta da un certo Prodi.
-La gestione dell'Olivetti.
-La figuraccia nella corsa alla Société Générale.
-Il regalo di Ciampi della concessione dei telefonini Omnitel.
-La guerra per il controllo del fondo M&C, forte nel distribuire dividendi ma debole nel rilanciare aziende.

Scorribande più speculative che imprenditoriali di un finanziere che si erge a maestro di morale, raid impossibili - sottolinea la lettera - senza la copertura di un colosso dei media come il gruppo Espresso-Repubblica.
De Benedetti spiega sempre che le sue scelte sono dettate dal pubblico interesse.
Fallì l'Olivetti, e lui disse che aveva fatto un gesto disperato per salvarla.
Il Banco Ambrosiano lo liquidò (lautissimamente) dopo due mesi, e lui chiarì che voleva recuperare un bene degli italiani.
Comprò la Buitoni sicuro che l'Iri di Prodi gli avrebbe regalato la Sme, e fece un affarone rivendendola. Strategie prive di reale disegno industriale, fatte di spregiudicate incursioni e fulminei dietrofront, ma soprattutto assai redditizie.
Nel curriculum dell'Ingegnere non mancano le sconfitte. Soprattutto all'estero.
Nel 1996 dovette cedere alla francese Cgip il controllo della Valeo (componenti per auto) dopo aver lanciato quattro anni prima un'Opa per conquistarla.
Il più emblematico è il caso della Société Générale de Belgique: un conglomerato di miniere e petrolio, banche e assicurazioni, armi ed energia.
Un terzo della ricchezza belga, si diceva. L'assalto fallì e De Benedetti si consolò con le plusvalenze sulle azioni, a conferma della sua fama di disinvolto speculatore.
Comprare non per investire e creare lavoro, ma per rivendere guadagnandoforte. Come quando il presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi gli consegnò la concessione Omnitel (primo concorrente di Tim) nel giorno in cui sarebbe andato a dimettersi perché Silvio Berlusconi aveva appena vinto le elezioni a scapito della sinistra sponsorizzata dalla stampa debenedettiana.
La successiva cessione di Omnitel ai tedeschi di Mannesmann per 14mila miliardi di lire fu uno dei migliori affari mai messi a segno dall'Ingegnere.
I 16 lo accusano di prediligere il "mercato protetto". Lo dimostra la gestione dell'Olivetti. L'Ingegnere vi entrò nel 1978 dopo i 100 giorni alla Fiat. La pagò quattro soldi perché telescriventi e macchine per scrivere erano merce da robivecchi, e la trasformò nella principale azienda informatica europea.
Lo fece acquistando la componentistica in Giappone, ricorrendo massicciamente alla cassa integrazione a Ivrea e approfittando dell'obbligo per i negozianti di dotarsi di registratori di cassa: imposizione fissata
dal ministro Bruno Visentini, ex presidente - guarda caso - della Olivetti.
Il suo colpo di genio però fu scegliere come cliente privilegiato la pubblica amministrazione, cliente sicuro e pagamenti garantiti.
Al ministero delle Poste piazzò centinaia di migliaia di telescriventi per 145 miliardi di lire trovate nei magazzini Olivetti e valutate zero al momento dell'acquisto: anni dopo furono rottamate ancora avvolte negli imballi originali.
La sua corazzata mediatica fece in modo che pubblica amministrazione e grandi banche dovessero compiere almeno il 50 per cento degli acquisti presso aziende italiane, così la Olivetti divenne il fornitore numero uno del parastato. Al quale, secondo i sospetti della procura di Roma, aveva venduto soprattutto apparecchi vecchi e difettosi oliati da tangenti.
Francesco Cossiga, maniaco della tecnologia, strappò i contratti della Olivetti al Quirinale per non ricevere più gli stock di archeologia industriale che uscivano dai depositi di Ivrea.
Quando si capì che i tempi della mungitura pubblica stavano per finire, qualcosa cambiò nell'azienda.
Il prezzo delle azioni Olivetti calò lentamente ma inesorabilmente, fino alla catastrofe.
I detrattori accusarono De Benedetti di aver influito sulle quotazioni speculando al ribasso. Lui chiuse il capitolo computer e aprì quello della telefonia, settore strategico dove a far premio non era più la tecnologia ma il marketing.
Come strategico è il settore dell'energia, nel quale De Benedetti oggi è protagonista con la sua Sorgenia.
Il leader del partito dei moralisti e della legalità risiede in Svizzera, ma per riconoscenza, non per ragioni fiscali: gli elvetici gli salvarono la vita durante la Seconda guerra mondiale. La Cassazione gli cancellò una condanna in primo e secondo grado a 6 anni e 4 mesi perché il cambio del capo d'imputazione (da estorsione a bancarotta) avrebbe inibito le sue chance di difesa. E sempre le mancate chance ora potrebbero fruttargli un risarcimento mai visto a spese del gruppo di Silvio Berlusconi, in base a
una sentenza pubblicata di sabato ed esecutiva in 48 ore....
Oltre a quanto descritto sopra vorrei anche ricordare l'affair Europrogramme (ricordate i Bagnasc Florio Fiorini ed i giornalisti Turani, Riva, Pansa, il Ministro Visentini, ancora lui) che alla fine fruttò al nostro Cavaliere senza macchia oltre 1.000 miliardi di lire in immobili e furono prprio i magistrati svizzeri, competenti per territorio, a salvargli il culetto (altro che riconoscenza!!).

Un finanziere "portato ad approfittare di situazioni favorevoli a se stesso, grazie alla sponda politica e a un'etica quanto mai discutibile", che ricorre a un "mercato protetto fregandosene dei "morti" lasciati alle spalle": aziende chiuse, lavoratori disoccupati, attività imprenditoriali fallite.
Così lo definiscono i 16 imprenditori.


Il modo di muoversi che questo ebreo ha nel dna:
- delegittimazione - sputtanamento dell'avversario affidata ai giornali di proprietà ( Repubblica, per esempio).
- un politico o più politici che sostengono la sua idea con un provvedimento ad hoc.
-lui che grazie a quel provvedimento e alla campagna stampa allarmistica compra a prezzi stracciati ciò che invece varrebbe sulla carta molto di più.
- la magistratura che indaga, ma alla fine assolve puntualmente De Benedetti.
P.s: Per chi volesse approfondire la vicenda "Europrogramme" è consigliato "Furto con Stampa" di Mario Pretin.



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