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ALTRA CASTA
Fatturati miliardari. Bilanci segreti e blindati . Uno patrimonio immobiliare enorme .
Organici colossali, con migliaia di dipendenti pagati dallo Stato.
I sindacati italiani sono una macchina di potere e di denaro. Come tutte le macchine per fare soldi ( visto che se uno li fa qualcun'altro li deve pure cacciare) sono un'altro bel cancro inserito nel nostro paese. A nostro avviso sono diventati un mostro non più controllabile da nessun partito.
Insomma, come i partiti politici, i sindacati italiani sono una vera e propria casta… che dice di tutelare i lavoratori, ma il cui unico obiettivo al fin fine è semplicemente autoconservarsi e autoconservare i privilegi acquisiti.
I loro capi, e basta vedere negli ultimi anni, hanno come obiettivo la "Politica" ed il loro "lavoro" evidentemente è una ottima palestra di preparazione al "lavoro" futuro. Lama, Benvenuto, Cofferati, Bertinotti, D'Antoni, Marini ecc. ecc. hanno seguito questa strada.
La loro potenza, aiutata da una serie di norme cervellotiche ed anacronistiche che si sono susseguite dagli anni '70, hanno consentito loro di raggiungere un potere tale da condizionare i partiti.
Un pò di cronaca: "noi non trattiamo con la calcolatrice..." così Epifani replicò a muso duro a Tommaso Padoa-
Stesso atteggiamento ebbero Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti: tutti uniti nell' affrontare la questione dei conti dei sindacati, che continuano a promettere bilanci pubblici, guardandosi bene dal redigerli. Certamente i numeri racconterebbero come le organizzazioni dei lavoratorii in virtù di privilegi più o meno antichi, si siano trasformate in autentiche macchine da soldi. Con il benestare dei politici ormai ai minimi della popolarità e spaventati dalla loro capacità di mobilitazione che dipende proprio dal formidabile potere economico ottenuto a spese della collettività. C'è un problema di costi della politica, ma lo stesso problema riguarda anche il sindacato.
Alla fine del 1998, un deputato convinse 160 colleghi a firmare un provvedimento che obbligava i sindacati a fare chiarezza sui loro conti.
Nessuno gli aveva ricordato che nel 1990, Cgil, Cisl e Uil avevano ottenuto una legge che concedeva loro la possibilità di licenziare i propri dipendenti senza rischiarne poi il reintegro, con buona pace dello Statuto dei lavoratori.
Pronta la controffensiva di Cgil, Cisl e Uil arrivò dopo l'approvazione del primo articolo con soli quattro voti di scarto.
"E' antisindacale", disse Sergio D'Antoni (non si sa se per ironia o per "dabbenaggine". I deputati del centro-
Alla fine la proposta di legge è rimasta una "proposta" e tutte quelle presentate in seguito hanno fatto la stessa fine.
"E' il sindacato che "comanda", titolava del resto nei giorni scorsi il confindustriale 'Sole 24 Ore'.
Senza rendicontazione fare i conti in tasca alle organizzazioni sindacali che hanno un organico di oltre 20 mila dipendenti è praticamente impossibile: le loro fonti di entrata sono un ginepraio dove è difficile districarsi.
La maggiore risorsa economica della "triplice" sono le quote di iscrizione pagate ogni anno dai loro iscritti: ad ognuno di loro viene trattenuto l'1 per cento della paga-
Pannella tentò in passato di cambiare questo stato di cose con un referendum che si proponeva di abolire la trattenuta dalla busta paga (frutto dello Statuto dei lavoratori del '70). Gli italiani votarono a favore. Ma il meccanismo è rimasto salvato da un accordo tra le parti nei contratti. Le aziende, che pure subiscono dei costi hanno voluto evitare lo scontro. Più recentemente Prodi prima e Forza Italia poi hanno provato a limitare la delega con cui il pensionato autorizza l'ente previdenziale a effettuare la trattenuta sulla sua pensione (che è di fatto a vita) prevedendo un periodico rinnovo. Apriti cielo!! Le facce feroci di capi e capetti di Cgil, Cisl e Uil hanno sconsigliato di proseguire.
Fino a pochi anni fa non era possibile parlare male dei sindacati: nessuno osava definire le 'tre sorelle' una casta o una lobby: criticare i sindacati significava stare dalla parte dei padroni e comportava l'etichetta di "nemico della classe operaia'”. Le cose ora sono cambiate, perfino dal loro interno arrivano le critiche abbastanza serrate. Oggi attraversano unna crisi profonda: il loro strapotere e la loro invadenza e le sempre più scoperte ambizioni politiche dei leader causano una specie di rigetto: secondo recenti sondaggi solo un italiano su venti si sente rappresentato dai sindacati e un lavoratore su dieci dice di averne fiducia. L'immagine di un organismo capace di interpretare interessi generali non si avverte più sostituita da quella di una nuova casta sempre più distante dai problemi reali dei lavoratori che rimangono quelli delle buste paga sempre più leggere e delle fabbriche dove si muore ancora troppo spesso.
Il sindacato viene visto come un mostro che esercita troppo spesso il diritto di porre vetie che pretende di avere sempre l'ultima parola su tutto. Continua a presentarsi come il legittimo rappresentante di tutti i lavoratori ma guarda solo agli interessi degli iscritti, che sono cirrca un quarto della forza lavoro e si mette di traverso a qualunque riforma che porti a discutere i privilegi di pochi.